Antonella Cinelli
7/12/04 > 12/01/05
testo critico di Beatrice Buscaroli
IL DESIDERABILE e IL
DESIDERATO
Analizzare le nuove opere di Antonella Cinelli può apparire
apparentemente facile. Si tratta senza alcun dubbio di lavori che
dichiarano da subito il loro àmbito di appartenenza, esprimono
sensazioni accattivanti, una ricerca immediata di confidenza per la
naturale morbidezza nella lettura.
Una prima considerazione nasce a questo punto spontanea: dove si pone
questa scelta se inserita in un contesto più ampio ?
Negli ultimi anni l'egemonia legata al post-concettuale, alla
dittatura del video e della fotografia si è allentata, un po' per
l'assoluta fragilità di molte delle "promesse", un po' per l'attento
lavoro di una parte della critica che ha iniziato ad identificare e
difendere gli artisti che desideravano ancora confrontarsi con la
pittura. Sono restati "gli intoccabili" che hanno scalato le vette del
successo internazionale, ma dietro a loro, in gran numero e per la
felicità del collezionismo non-punitivo, si è affermata una vera
schiera di artisti riconducibili alla grande famiglia della Nuova
Figurazione italiana.
Antonella Cinelli rientra sicuramente in questo àmbito e si sta
rapidamente ritagliando una nicchia significativa e convincente.
Si accennava alla possibilità di una facile accoglienza della sua
pittura. Ciò non significa assolutamente che questo abbia a che fare
con una facilità complessiva nella ricerca dei soggetti e nella loro
realizzazione.
Come in ogni meccanismo sofisticato, gli snodi sono minimi, vanno
cercati, interpretati, ci si deve chiedere altro, al di là del
funzionamento nel suo complesso.
Quella di Antonella Cinelli è una bella pittura, una pittura seria,
sapiente, fatta di ricerca sul colore, sull'impasto, sulla velatura,
sulla prospettiva, sulla costruzione dell'opera, iniziando dalla tela
e dalla sua preparazione. E' un modo antico di procedere, che comincia
dallo studio dei nuovi soggetti, dall'autocritica sulle proprie
possibilità, sull'esercizio indispensabile per il raggiungimento di
nuovi risultati, qualitativamente migliori.
E' un desiderio di superare nuovi limiti e superarsi nella possibilità
di raggiungerli, una competizione tra sé e sé, una onestà
intellettuale che seleziona a priori, che non giustifica
l'approssimazione, che tenta di seguire la pulsione interna a
perfezionarsi e a perfezionare.
Stupisce in una giovane artista poco più che trentenne questa serietà,
questa implacabilità nella ricerca, stupisce questa determinazione a
non avere fretta a scapito della qualità finale dell'opera. Sorprende
il rapido, continuo miglioramento della sua pittura, che raggiunge con
queste ultime opere un livello sinceramente ragguardevole.
E l'anima di questi dipinti, le intime relazioni tra l'artista e il
corpo, tra l'artista e la propria intimità?
Anche sotto questo aspetto, la lettura è sofisticata, immediata ma
ricchissima di sottintesi. Antonella Cinelli è una giovane donna
consapevole della propria bellezza, che trasferisce questa Bellezza
nelle opere, nei dettagli anatomici e nei corpi di amiche e
conoscenti. Rifrequenta la tematica del Nudo con la purezza e
l'incoscienza di chi "sa perché sente", senza paure, senza pregiudizi,
senza affanni.
Una interessante e attualissima ricognizione potrebbe riguardare
proprio questo nuovo territorio, battuto da molti giovani protagonisti
italiani: Federico Guida e la lotta, Alessandro Bellucco e la caduta,
Nicola Samorì e la tradizione. Un intreccio di sensibilità differenti,
dove i soggetti nella loro nudità non sono altro che lo specchio di
ciò che accade nel mondo, o meglio, lo specchio delle ragioni dei
rapporti tra le persone.
Le nudità silenziose di Antonella Cinelli ci portano a suggestioni
sussurrate, ci conducono a passo lento all'interno dell'essenza prima
della Femminilità. Le braccia, le gambe, le schiene arcuate nella
luce, i seni, sono descritti dalla Cinelli per sé e le sue amiche, per
sé e le altre donne che le guardano. Il maschio non è fuori, ma è a
distanza, non è escluso dalla lettura, ma ciò che traspare non è il
desiderio femminile di sedurre, di conquistare. E' un messaggio da
donna a donna, perché l'uomo capisca e trovi la giusta traccia, segua
il silenzio, la lentezza, il respiro sommesso.
Sono sicuramente corpi che esprimono sensualità. Sono giovani corpi
compatti, sinuosi, desiderabili, ma il loro essere, nell'attimo della
rappresentazione, è autoreferenziale, si sviluppa e si risolve dentro
di sé, a proprio beneficio. E' un darsi piacere quello di Antonella
Cinelli, un dare piacere a chi è dentro il quadro, un dare piacere a
chi coglie questo piacere. C'è una sorta di impossibilità alla rapina,
che tanto riguarda, rappresenta ed è rappresentato dal corpo femminile
nel cinema, nella pubblicità, nella pornografia. La Cinelli difende
questa intimità femminile con delicatezza, eleganza, sobrietà.
Eppure anche la Cinelli è giunta alla pienezza atletica di questi
corpi da una sorta di opposto, da un calco, o simulacro, sindone,
ombra. Quella che animava la sua prima ricerca sul corpo, esibita alle
mostre romane del 1998. Stranamente l'attuale possesso che l'artista
esibisce - possesso del corpo, della forma, di una piena
consapevolezza del suo esistere e del suo pesare - deriva quindi non
solo da una sorta di contrario, ma anche da una tecnica diversa:
scultura inserita in ambiente, installazione.
L'approdo alla pittura di oggi - che mantiene memoria dell'oggetto
nell'inserimento di biancheria vera all'interno di certe opere - ha
dunque un doppio significato: una festa del corpo ritrovato che si
rivela, allo stesso tempo, come conquista di una tecnica nuova.
Attraverso i suoi lavori la Cinelli comunica sempre, non esclude la
possibilità di nessun messaggio. La biancheria che scivola lungo il
corpo accarezza ma non attrae. Le mani, sempre particolarmente curate
nell'esecuzione, inviano frasi leggere, sottintendono movimenti
eleganti, mentali; il loro frequente intrecciarsi dichiara un
desiderio di nascondere, più che di mostrare. Tuttavia non c'è mai
alcun desiderio di difesa, di sottrazione: i fondali neri escludono
presenze, rumori, ribalte, la donna è sotto la luce di una lettura
interiore che riguarda la sua antica consapevolezza.
La novità stilistica di questa pittura è l'inserimento prepotente di
una prospettiva insolita, ravvicinata, sghemba, riconducibile alla
modernità di un taglio di lettura più cinematografico che pittorico.
Caravaggesca anche, se si guarda la violenza gentile della luce che
snuda le anatomie con fermezza e perizia, accompagnandone la
conoscenza e lo svelamento. Le anatomie sembrano appena celate sotto
una pelle sottile che copre gli studi approfonditi sul disegno.
Antonella Cinelli procede con lenta meditazione sulle tecniche e sul
loro rispondere, si diceva. Sembra quasi che quelle parole scritte che
attraversano i fondi scuri siano il proseguimento del suo silenzioso
ragionare. Appunti, note, tracce di diario.
Con la naturale tensione di chi sente prima di rappresentare, la
pittrice offre un ritratto convincente e maturo di una nuova
generazione di donne e di artiste che non aggrediscono per affermarsi,
che non rinunciano al loro ruolo millenario per assumere personalità e
ruoli propri dell'altro sesso, che spaziano nei secoli con la certezza
che la cultura sia un dono, e non una gabbia.
Così facendo il Desiderabile diviene Desiderato.
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